Bio cosmesi fresca. Un’idea interessante ma che nasconde qualche insidia…
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Bio cosmesi fresca. Un’idea interessante ma che nasconde qualche insidia…

La cosmetica fresca è un’idea molto interessante e curiosa, ancor di più se si tratta di cosmesi naturale. In pratica nella cosmetica fresca che utilizza ingredienti freschi e di provenienza biologica non dovrebbero esserci conservanti. Altrimenti che freschezza è? Questo però ne impedisce la conservazione, a lungo e medio termine…  Allora, vi suggeriamo di stare molto attente alle scadenze quando scegliete questi prodotti e vi proponiamo il parere dell’esperta  Sabrina Parodi di Prodotti-Bio.Com. “I biocosmetici freschi sono un’idea tanto bella e interessante, quanto difficile da mettere in pratica, al di la della voglia di sperimentare e di farsi le cose da se, per il gusto di farlo.

È  indubbio che evitare totalmente conservanti e additivi chimici sarebbe un plus non da poco, ma occorre fare i conti innanzitutto con formulazioni meno stabili e, cosa non certo secondaria, altamente deperibili e dalla durata veramente ridotta nel tempo. Inoltre queste formulazioni, per ovvie ragioni, hanno un potere funzionale inferiore e quindi, in definitiva, un’efficacia minore rispetto ai cosmetici naturali, prodotti con tutti i crismi possibili”.

Quali sono le tecniche di conservazione? “Il sottovuoto, alternativa che spesso viene presa in considerazione per preservare un prodotto completamente privo di qualsiasi sostanza conservante (anche naturale e/o ammessa dagli organismi certificatori del biologico), non riesce tuttavia a evitare il deperimento delle sostanze organiche fresche impiegate, inclusa la stessa acqua, anche quando fresca di sorgente, che purtroppo, nel giro di pochi giorni inizia a marcire… Ho più volte aperto prodotti di questo tipo, che puzzavano molto, in quanto si erano alterati malgrado il sottovuoto impiegato nel processo di produzione.

Il concetto del “fresco” può funzionare bene solo nelle particolari applicazioni cosmetiche termali, dove vengono impiegati estratti naturali essiccati e messi in sottovuoto, accortezza che consente di mantenerne inalterate le proprietà organolettiche per un tempo piuttosto prolungato (ma non infinito). Gli estratti vengono quindi attivati al momento dell’applicazione con le acque termali. In questo caso il risultato è ottimo, in quanto il tempo che intercorre fra il contatto con l’acqua e l’applicazione è praticamente nullo”. E quindi?

“In definitiva quindi, il problema delle formulazioni cosmetiche, a prescindere che si tratti di cosmetici tradizionali, cosmetici naturali, o cosmetici biologici fatti con le più moderne conoscenze scientifiche e filosofiche ayurvediche, di Medicina Tradizionale Cinese, Medicina Tradizionale Europea, ecc, è dovuto in larga parte proprio all’impiego dell’acqua, la quale è soggetta a deteriorarsi. Va considerato infatti che l’acqua, in una formulazione cosmetica, arriva facilmente a superare l’80% del prodotto, quindi la sua presenza (e la conseguente necessità di conservarla) è preponderante.  Un’ultima osservazione riguarda la contaminazione portata al cosmetico nella fase di impiego dello stesso: per quanto i packaging più moderni (e costosi) limitino l’ingresso dell’aria nel prodotto, questo non avviene mai al 100%. È  nostra convinzione quindi che, come spesso succede, anche in questo caso siamo dinanzi a una moda, a un tentativo di creare un nuovo fenomeno. Risultati ed efficacia  possono essere garantiti solo con metodologie di produzione innovative e avanzate, che trovano già impiego nella cosmesi naturale e biologica”.

USA IL BIODIZIONARIO per riconoscere i cosmetici naturali